Palio remiero della città di Luino

palioramica

Da ormai nove anni la Canottieri Luino organizza il Palio Remiero, una delle manifestazioni più belle e più importanti del luinese, che vede i nove rioni lottare fino all'ultimo metro per aggiudicarsil'ambito trofeo. Da qualche anno sta avendo buon successo anche il Palio interforze, che vede le forze dell'ordine sfidarsi a colpi di remi davanti a un caloroso pubblico.

ALBO D' ORO

1994 RISORGIMENTO

1995 COLMEGNA

1996 MENOTTI

1997 COLMEGNA

1998 VOLDOMINO SUPERIORE

1999 VOLDOMINO SUPERIORE

2000 VOLDOMINO INFERIORE

2001 COLMEGNA

REGOLAMENTO DI REGATA

La competizione si svolgerà come segue:


I 9 rione del palio remiero

CARMINE COLMEGNA CREVA MONCUCCO
MENOTTI MOTTE PORTO VECCHIO
RISORGIMENTO VOLDOMINO INFERIORE VOLDOMINO SUPERIORE

CARMINE

carmine Hanno un bel dire quelli del Porto;a i Carmenitt portavano un po' di vivacità nella stagnante vita della parrocchia che certo non erano i Caviùn, a movimentare. Tutti, se volevano una grazia, era alla Madonna del Carmine che dovevano rivolgersi e l'autentica festa patronale di Luino è rimasta la sua non quella di S. Pietro. Il prestigio del passato non si valuta a numero di case o palazzi, ma nei segni evocativi di grandi momenti nella storia d'un popolo. Non contano granché feudatari, notabili e politici di fronte alla fresca fede d'un fraticello carmelitano, lacopo Lumi, che seppe trascinare i Luinesi, già allora apatici e diffidenti, all'impresa di costruire una nuova chiesa e un convento; e col suo fervore tutti contagiò tanto che ben presto il popolo Io proclamò beato.
Si era nella seconda metà del 400: per tre secoli i carmelitani promossero dal basso la religiosità popolare, propagandarono entro le valli la devozione alla Madre celeste. Certo vennero talora in contrasto con il clero ufficiale; talora le due schiere che non andarono tanto per il sottile a menarsi croci in testa. Ma la soppressione del convento fu una grave perdita di cui approfittò soltanto il conte Crivelli, comprando i fabbricati dismessi; e il vecchio convento servì ancora, cent'anni fa, per ospitare un "collegio civico" e quindi per nuovamente distribuire educazione e cultura.Dopo di ciò ha minor rilevanza la formazione del nuovo centro commerciale tra via Veneto e via XXV Aprile; molto di più preme ricordare il lungolago che nell'anteguerra fu prolungato sino alle spiagge del Lido; alle sue spalle sulla riva di S. Onofriosorse anche la più grande fabbrica luinese. la Ratti, che da tempo ha compiuto il secolo di vita. Se una malattia incurabile mina il viale dei platani, ben è vero che questa autentica facciata di Luino subisce un degrado perché i politici d'Oltreluina niente hanno fatto per restituirle la veste leggiadra d'un tempo. E tuttavia la Rotonda, o Rondò, resta un simbolo di Luino e l'almanacco luinese qui ha dovuto mettere capo per trovare il suo nome.E proprio in cima al maestoso viale che dalla Rotonda prende avvio, troviamo quello che nessuno vorrà negare essere il simbolo della nuova Luino, la stazione internazionale. Fu costruita nel 1882 ma conserva una fresca maestosità. Se è ben vero che Chiara è nato in riva al Porto, qui nell'infanzia trovava il mondo dei sogni (di altre vicine mete, da lui celebrate, tacciamo per decoro). Qui si spalancarono per Luino le vie d'Europa e le sorti che parvero radiose, l'illusione di diventare la meta per un turismo d'élite. La Beccaccia si mutò nel Simplon; la capricciosità dei confini rionali ha abbandonato ai rivali la dipendenza liberty che fu poi il Verbania ed oggi è il centro culturale di Luino, ma è chiaro che il Carmine ha tutti i diritti per rivendicare l'appartenenza sua e della Terrazza, resa celebre in tutte le antologie dalla poesia di Sereni. Ancor oggi alberghi e ristoranti trovano felicemente sede nelle ampie strade che la previdenza ottocentesca seppe tracciare, e che tuttora ben resistono al traffico; volto ridente in cui ancora non è venuta meno la frescura dell'aria di lago e la distesa visione di bianche vele che scorrono liete sul lago...


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COLMEGNA

colmegna É l'unico fra i rioni cui si deve riconoscere di 'aver voluto' essere luinese. Colmegna in effetti appartenne sempre alla parrocchia e al comune di Agra; ne era, per cosi dire, il porto. Successivamente, per ovvia maggior facilità di comunicazioni, fu aggregata a Maccagno; sin quando nei nostri anni 50 un referendum popolare sancì l'unione con Luino, cui i residenti dovevano comunque far capo per i servizi circondariali. Che poi l'intenso affetto trascinasse ad ottenere una costosa fermata ferroviaria che i maligni asseriscono essere di scarsa utilità agli abitanti, é storia recente.Non mancano a Colmegna i segni del passato. Alcune attività manifatturiere trassero energia dall'acqua, allo sbocco del torrente Colmegnino nel lago: in antico i mulini, poi un piccolo stabilimento tessile. Più in alto il toponimo "Torretta" suggerisce la possibile esistenza di una torre d'avvistamento. Domina il villaggio, raccolto intorno alla chiesa di S. Caterina, un fabbricato dalle leggiadre archeggiature: la Casneda. Non si sa se abbia tratto il nome dai Casnedi di Runo, che ne furono proprietari, o se ai medesimi l'avesse dato, derivandolo dai castagneti che poco sopra fanno da verde cornice all'abitato ("castaneta"): il maestoso albero non é più indispensabile come un tempo per la base alimentare della gente di montagna, che ne aveva gran cura, innestando sui selvatici le qualità ritenute migliori. Una cappella ricorda devozione e memorie della famiglia, da cui uscì Raffaele, non disprezzabile pittore accademico di fine 800, che più volte ritrasse l'avita dimora e l'ampia visione di lago che si gode lassù. Giova avvertire che, se i Lumesi del "centro" qualche opera d'arte possono vantare, debbono mettere ai posti d'onore i Quattro Evangelisti che il Casnedi dipinse nella loro parrocchiale, per il cui progetto del resto dovettero ricorrere a un altro della periferia nord, l'architetto Natale Pugnetti da Garabiolo.Il golfo riparato e ben esposto <sotto la Casneda sopravvivono annosi olivi) da sempre si é prestato alla villeggiatura. Belle ville signorili sorsero nell'Ottocento e nei primi anni del nostro secolo; l'una é stata volta in albergo, con terrazza che si spinge sul lago, l'altra mostra a lato della strada notevoli caratteri di architettura "liberty"; una terza domina il lago da un promontorio aprico; fu dei Solera, famiglia di Campagnano da cui uscirono Giuseppe, sindaco di Luino, e Temistocle, il librettista del Nobucco. Le fortune turistiche si sono rinnovate con la marea tedesca degli anni 60-'70, e qualche colata cementizia di troppo ha turbato il paesaggio.L'ambiente naturale e i giovani del tempo dì guerra sono l'argomento d'un bel libro di Guido Petter, illustre pedagogista dell'Università di Padova che a Colmegna è nato; egli ha rievocato, insieme con la propria adolescenza, quella dei Ragazzi della banda senza nome, nel momento in cui i protagonisti sono sbalzati nella dura temperie di una guerra fratricida, lontano della rosea realtà dei giochi e delle fantasie infantili, alimentati dalle scorribande per gli antri segreti della montagna e dalla pesca dei mitili sul fondo sabbioso del lago.


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CREVA MONCUCCO

creva Se Creva trae nome dalla profonda fessura scavata dalla Tresa nel disteso pian'alto fra la cresta delle Brughiere e le pendici di Montegrino, dividendo così l'abitato da quello di Voldomino, in antico assai più popoloso, il connotato naturale è oggi difficilmente avvertibile nella dilatata urbanizzazione venuta in seguito e incrementatasi sino ai nostri giorni.
Passata da poco la metà dell'Ottocento, una stirpe di industriali svizzeri del Canton d'Argovia, gli Hussy, decideva di insediare in riva alla Tresa, laddove sorgevano dei piccoli molini, un cotonificio che sfruttò dapprima l'energia delle acque, poi si volse al vapore e all'elettricità del resto successivamente prodotta in loco da un impianto idroelettrico. Due e giganteschi furono gli stabilimenti Hussy, cui si unì quello degli Steiner. Nel giro di qualche decennio il piccolo nucleo di case, raccolto intorno alla piazzetta, si dilatò in capannoni, alloggi popolari e dormitori per le donne che scendevano dalle valli a trovare un riscatto economico e sociale, duro da raggiungere e pagato intanto con il disumano lavoro di fabbrica; e quanti fanciulli insieme a loro, per dieci-dodici ore al giorno! Qui si sono costruite le fortune di Luino, che senza il suo sobborgo operaio mai sarebbe diventata città, anche se orpelli e luci, negozi e giardini pubblici, si sono moltiplicati solo nel centro.
Più verso Luino si installarono la fornace dei Boffacchi e altre fabbriche intorno; ma anche i pachi delle ville che i vari rami degli Hussy si costruirono, scaglionate a regolari intervalli tra la fabbrica e il centro del borgo. A lato della dolce salita (la "via di Creva" resa famosa da due intense liriche di Vittorio Sereni), poco dopo il 1880 fu costruita la linea ferroviaria tra Luino e Ponte Tresa, inizialmente con sbuffanti locomotive a vapore, poi a trazione elettrica. Fu soppressa durante la guerra, perché avrebbe agevolato gli espatri clandestini, il forte flusso di fuggiaschi che da Luino e Voldomino fu convogliato attraverso Creva e lungo la Tresa. La ferrovia fu poi sostituita da un'agevole strada provinciale. Il centro dei Creva ha assunto una sua fisionomia quando venne costruita la chiesa della Madonna di Lourdes, 'santuario" luinese consacrato nel 1911 e dal 1926 parrocchia indipendente, i due campanili, ideati dall'arch. Morandi, sono da allora simbolo del sobborgo.
Nel dopoguerra l'espansione urbanistica di Luino ha sfruttato la vasta risorsa di campi rimasti fra ville e fabbriche, un tempo vigneti, come ancora il nome di Ronchetto; poi ha aggredito la collina di Moncucco, lungo la nuova via Cervinia, sino alle soglie delle Brughiere, la lunga cresta boscata già comunale e dal comune venduta a fine '800, poiché non più frequentata per la libera raccolta di legna e strame. Il Moncucco, detto "dei giochi" certo perché ospitava uccellande e già ricco di prati e frutteti si è coperto di case, tanto da richiedere una propria scuola, come poco prima l'aveva ottenuta Creva. La spinta demografica ahimé si è arrestata e la scuola è chiusa. Come chiusero i cotonifici. anche se uno di essi è stato felicemente recuperato da un'industria giovane, la IMF, che porta ancora il nome di Luino nel mondo.


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MENOTTI

Nonostante che sia tagliato a metà dalla via Ciro Menotti, l'omonimo "villaggio" non prende nome dal martire del Risorgimento bensì da Carlo Menotti, personaggio di grande rilievo nella seconda metà dell'Ottocento. Proveniva da Cadegliano e giovanissimo si era arruolato tra i garibaldini della III guerra d'indipendenza. Subito dopo aveva trovato lavoro nell'edilizia a Vienna, seguendo la tradizione di tanti emigranti della nostra regione, nel 1870 capì al volo quale immenso mercato si aprisse per un imprenditore abile e spregiudicato a Roma, nuova capitale d'Italia. Si trattava di costruire ministeri ed uffici pubblici, abitazioni per i burocrati che sarebbero confluiti da ogni parte del regno.
In breve Menotti divenne il primo gran «palazzinaro» della capitale. Lottizzò i "Prati" per farne un grande quartiere residenziale, assunse l'appalto per la costruzione del Palazzo dì Giustizia; contribuì insomma a dare un volto alla Roma umbertina. Giunto all'apice del successo economico tentò la carriera politica, dapprima all'amministrazione provinciale e poi conquistando un seggio a Montecitorio. Fu accusato di procurarsi l'elezione con mezzi spicciativi; alla Camera si schierò tra i fedelissimi di Crispi e ne segui il declino. Giunse il momento per lui di ritagliarsi un'oasi di pace nelle terre d'origine. Scelse Luino, donde proveniva la moglie, una Ferrario, e vi acquistò una bella villa del primo Ottocento, con largo contorno dì parco e terreni. Volendo lasciare la propria impronta ne costruì una seconda, decorando atri e terrazze con pregevoli sculture, fra l'altro una statua di Giacomo Leopardi, opera di Odoardo Tabacchì, finita presso la Fondazione Marazza di Borgomanero (l'on. Marazza era imparentato per via madre con i Menotti).
Le arie del Verbano non furono propizie alla rielezione; la candidatura nel collegio di Varese fu stroncata da un vigoroso intervento di Felice Cavallotti che dall'arena di via XV Agosto (ragion per cui non può correre buon sangue con il rione Risorgimento) sferzò il <capitan d'industria> che s'era fatto strada in politica con il peso del suo denaro. Luino tuttavia deve molto ai Menotti. A parte le belle ville, cedute dai lontani eredi al comune e oggi sede del centro di scuole superiori, Carlo Menotti fu munifico con la Società Operaia e con l'Asilo, promosse la fondazione di una Biblioteca pubblica; non riuscì nell'impresa che di tanto in tanto viene riproposta, la creazione d'una zona franca doganale al di qua del Tresa. Postuma elargizione degli eredi al comune di Luino é stata la torre di Mesenzana che l'unico figlio, prima di scivolare nell'insania mentale, aveva fatto restaurare.
Il rione comprende le aree di altre ville ottocentesche, sorte per sfruttare la bella posizione panoramica, quelle dotate di parco o compendio agreste, lottizzate per l'espansione edilizia dei nostri anni; sono poste a cavallo della strada che collega con Lugano, secondo Piero Chiara percorsa da Giacomo Casanova, quando da Lugano si recò a visitare l'Isola Bella. Passò nei pressi della chiesa di S.Zenone che sorgeva alta sull'abitato di Luino e che ai tempi di san Carlo già era in rovina. Anche lui avrà ammirato l'ampio panorama che si gode da questi amenissimi colli.


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MOTTE

motte L'antico nome di "motto o motta" per indicare le montagnole é pertinente a raggruppare gli agresti villaggi di Bonga, Roggiolo, Longhirolo Pianazzo, distribuiti su vari cucuzzoli. Si alternano nei nomi locali i segni della intrusione umana con quelli della dominante cornice naturale. Parlano di una tenace colonizzazione condotta nei secoli e sino ai gironi nostri Villa Cristina <già luogo di cura frequentato da ospiti illustri), Poppino (forse un'antica pupina, taverna per il viandante che si avviava verso la valle del Consiglio Maggiore o Dumentina),il Refinato (nostro piccolo Finale, a ben distinguere il confine di Dumenza), il Torchietto (nei ronchi" vicini si coltivava la vite e gradevole doveva essere il vino di queste assolate pendici), le Pezze (porzione di terre divise, prati vigne o coltivi, pertinenti ai particolari entro l'universo dei vigani, comuni al villaggio), Fornasette (a mala pena si riconosce la presenza di piccole fornaci per la produzione di laterizi, del resto diffuse un tempo nel vicino Malcantone). Denunciamo invece la natura selvatica e boscosa dei luoghi e insieme antichi flussi linguistici i Paü (il fondo paludoso della convalle fra le pendici della Bedea e la cresta selvosa delle Brughiere), Valdo (il germanico wald, ossia bosco), Cucco ("altura tondeggiante"), Trebedora e Bedea (entrambi i nomi denotano la presenza di betulle, la specie vegetale dominante a queste quote). In effetti gran parte delle risorse boschive di Luino sono concentrate nel lineare sviluppo del versante che fa da alto e maestoso fondale al borgo; e quei di Luino non hanno potuto trovare niente di meglio, per nominare il centro sportivo, che intitolarlo alle "Betulle". Poco più in là, in comune di Dumenza, verso il Palone, le Torbere denota-no una vasta piana, antica palude, che fu nel secolo scorso sfruttata per cavare torba, combustibile utile per le molte fornaci dei dintorni. Dal Palone Luino trae l'acqua per la popolazione cresciuta negli anni, cui non basta più il geniale acquedotto progettato dal geometra Sbarra, che ha principio presso Dumenza e sfrutta le sorgenti di Limito. Una lunga galleria sottopassa le propaggini della Bedea e porta l'acqua nei serbatoi del Rebisello e del Dazietto, le cui grandi dimensioni derivano dall'intento di sfruttare il salto fra Dumenza e Luino per la produzione d'energia elettrica; ne fruirono a quanto pare il primo impianto di illuminazione pubblica e in seguito anche la produzione di magnesia al Dazietto.
Fedelissimi a Luino, i nuclei sparpagliati hanno trovato nel 1912 una unità con la propria parrocchia, dedicata alla Madonna Immacolata e poi anche con la scuola evitandosi così ai bimbi la trasferta sino al borgo, faticosa sotto la pioggia e d'inverno, ma anche allietata dall'avventuroso pattinaggio sulla neve e il ghiaccio di via Lugano. La gente delle Motte, ultima ad abbandonare il lavoro dei campi, si è mostrata tuttavia Operosa in Ogni parte del mondo. Se il diffusissimo cognome Ferrari può far pensare che in antico una ferriera sorgesse presso i boschi, indispensabili per alimentare i rudimentali forni dell'epoca, più di recente moltissimi Ferrari (e Gianoni, Alioli, ecc.) hanno persino varcato gli Oceani come cuochi di vaglia, ovunque ricercati per la loro abilità.


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PORTO VECCHIO

É pacifico che se un rione ha il titolo di rappresentare Luino, è quello che si raccoglie attorno al "porto vecchio" e quindi ha diritto a qualche riga in più. Sino al 1850 costituiva l'intera Luino: non contavano le propaggini, come il Carmine, nido dei sobillatori Carmenitt i quali osavano contestare la precedenza all'unica confraternita degna del borgo, quella del Ss. Sacramento; si tace della polverosa piazza "Palét" e delle osterie per i viandanti, la Beccaccia e la Villetta. Luino si raccoglieva sulla destra della Luina, che qualcuno dice gli abbia in tempi remoti trasmesso il nome, tratto dalle forre che il fiumiciattolo attraversa, lüina indicando nella lingua corrente scoscendimenti e frane. Ciò non autorizza nessuno a insinuare che il rione sia "una frana". Fu nefando segno di cedimento che la si coprisse, la Luina; errore degli antenati che prepararono la prevaricazione dei quartieri "della ferrovia" e tolsero ai vecchi Lumesi il piacere di lavare i panni in un fresco rivolo d'acqua chiara e di sostare sul ponticello, rimasto senza sponde sino al giorno in cui la carrozza dei Crivelli ne era precipitata, mandando a mollo quei magnanimi lombi.
Due le contrade storiche che partendo dal lago si congiungono alla chiesa parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo, voluta da san Carlo all'interno dell'abitato, dopo che il medioevo l'aveva confinata nel pieno della campagna:
dei Mercanti, la principale di Luino sino ad ieri, dell'Officio (ora Via Manzoni), perché vi sorgeva l'officio di giustizia e vi ebbero sede i podestà prima dei Rusca, poi dei Marliani e dei Crivelli. Tempi tristi se di tanto in tanto si alzava la forca sulla piazza a lago; e la confraternita del Santissimo accompagnava il condannato al patibolo. Ma anche tempi d'oro, poiché Luino s'ingentiliva via via con la
chiesa dei Marliani, il bel S. Giuseppe; e le case nobiliari dei Lumi, sei Rossi, degli Stringhelli e poi dei Belloni, Boscetti, Ferrini.. Vero è che del gigantesco palazzo ideato da Felice Soave per i Crivelli si giunse a costruire soltanto le due ali; ma in esse, con qualche profanazione, trovarono poi posto il municipio e la nostra (quando era nostra) Banca Popolare. Dirimpetto si fece anche peggio perché si terrapieno la spiaggia per accogliere i trenini a vapore della Luino-Ponte Tresa. lì mercato si teneva sulla piazza che poi si chiamò del battello, prima che le bancarelle fossero risucchiate verso il nuovo "centro", una sfilata di palazzacci pretenziosi nemmeno da confrontare con la composta grazia dello spregiato "quartiere giallo". Né si vorrà confrontare il nuovo porto con il vecchio e le sue 'torrette', dove si acquattava sottovento un personaggio di Piero Chiara, ad annusare gli aromi portati dal vento, il sentore d'una lontana Giuditta... Uno scrittore come lui non poteva che nascere qui, nella casa sopra le Due Scale. Come più in là, nella via che porta il nome Vittorio Sereni. Benvenuti sulle strade i nomi dei due grandi scrittori, dopo il turbine di intestazioni 'politiche' per cui la contrada dell'Officio venne dedicata prima all'anticlericale deputato di Luino e Gavirate, Giuseppe Ferrari, e la via vicina al XX Settembre; per poi diventare via Manzoni e XI Febbraio. Resti ormai il Cavallotti della contrada maggiore, poiché il popolo sempre gli fu affezionato. lì risorgimento fu vissuto in queste vie; dal ponte sulla Luina Garibaldi guidò nell'agosto 1848 le camicie rosse alla conquista della Beccaccia; vent'anni dopo, lui vivente, sul luogo della battaglia fu alzato il primo dei tanti monumenti che gli furono dedicati in Italia.


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RISORGIMENTO

risorgimento Non s'azzardino, i Luinesi del "centro" a toccare la sacralità del più antico centro di fede sorto sulle nostra rive, quella chiesa di S. Pietro che sin dal 300 fu la parrocchiale di Luino e che sorse in campanea perché così si usava, quasi a scostare la sede del divino dai luoghi delle quotidiane miserie umane; o più semplicemente per collocare la chiesa nel baricentro degli abitati sparsi. Qui da sempre hanno l'estremo riposo i Luinesi, come l'ebbe il beato lacopino, sepolto presso la cappella che forse vide un giovanetto Bernardino, sceso dalla natia valle dumentina, muovere con grazia inconsueta, i pennelli sul muro. Qui sono le scuole primarie, il grande palazzo fu costruito agli albori del secolo (poi duplicato negli anni Sessanta>. Anche se ristrette in una cornice rigida e in aule male illuminate, da qui sono passate tutte le generazioni dei nati a Luino.
L'altro polo del rione, donde esso trae nome, è Piazza Risorgimento. Rispetto alla frastornata via Veneto è questo un centro più riposato, dove le propaggini commerciali di via XV Agosto e XXV Aprile si riuniscono a una verde pausa di quiete. Qui fu collocato, quando ancora si credeva nei valori della patria, il monumento ai caduti. Intorno si sono venuti volgendo all'uso pubblico i giardini di dimore signorili. La cavea del teatro all'aperto ricavato nel parco già dei Ferrini accoglie d'estate spettacoli e intrartenimenti; dal lago il percorso culturale trova svolgimento appropriato e si completa nel costituendo museo di Villa Hussy e nel Teatro Sociale, vivente testimonianza della solidarietà che unì umili lavoratori nella Società Operaia di Mutuo Soccorso. Fu costruito su progetto del solito geometra Sbarra, cui veramente Luino deve molto. in edifici, strade, impianti pubblici. Il triangolo si completa con l'Ospedale. L'angusta e oggi demolita sede di piazza S. Francesco, già casa d'abitazione di Giovanni Lumi Confalonieri che era stato il munifico fondatore del pio luogo, lasciò il posto agli inizi del nostro secolo alla nuova sede che cresciuta e articolata, in mezzo a mille difficoltà, resta pur tuttavia il cuore assistenziale di Luino. Non a caso lo fiancheggia il Ricovero Mons. Comi, anch'esso risultante dalla beneficenza d'un Luinese, l'insigne prelato che gli ha lasciato il nome. Qui trovano sede accogliente coloro che animarono la vita luinese del passato a cui idealmente va dedicato il gioioso rinnovamento del folklore cittadino. Sono distribuite lungo le vie solari del quartiere alcune delle ville costruite dalle famiglie svizzere degli industriali che per un secolo contribuirono grandemente alle fortune industriali di Luino. Una di esse, oltre ad ospitare nel parco le scuole elementari, è ,divenuta sede della Comunità Montana che riunisce tutti i comuni dell'antica pieve di Valtravaglia. A scegliere un simbolo del rione, in cui abbondano giardini antichi e recenti, si sarebbe tentato di indicare il gigantesco rododendro che ne veglia l'ingresso. Ma il quartiere si estende sino al ponte di Voldomino, dove sorgeva la chiesetta di S. Cristoforo; dove sorsero gli stabilimenti Battaglia che esportarono macchine tessili persino nella Russia degli zar; e molti luinesi, anche donne, le seguirono per installarle e insegnarne l'uso.


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VOLDOMINO INFERIORE

Erano in antico i «Molini» di Voldomino. Una roggia «molinara» fu derivata dalla Tresa e attraversava l'abitato; restò scoperta sino agli anni 50. Si interrava poi sotto edifici che ospitarono varie industrie, segherie e persino una cartiera (l'energia idrica serviva per la "follatura" della carta, cioè la battitura con martelli azionati da una sorte di albero a  "camme"). L'esistenza di una roggia "Mantechera" che confluiva nella Margorabbia può far pensare all'esistenza anche di industria siderurgica, poiché i mantici necessari per rinvigorire i fuochi erano allora azionati con meccanismi ad acqua. E d'altra parte certo che ferriere siano esistite, oltre che nella vicina Ferrera, anche nel Luinese sino dal XIV e XV secolo. La Roggia Molinara alimentò più tardi anche la prima sede della ditta Ratti; il movimento delle macchine veniva fornito da turbine idrauliche. Altre industrie vennero poi affiancandosi; dall'Antisettica, cotonificio attivo nella prima parte del secolo, a reparti sfollati della Aeronautica Macchi durante la guerra; alla Fina, nastrificio da poco trasferito ai Premaggi di Germignaga, alle officine Ghiringhelli, leader anche all'estero nella produzione di rettificatrici di alta precisione. Il piccolo nucleo si è molto sviluppato in questo dopoguerra; alcune vie si sono dipartite verso sud, accogliendo una cappella di S. Rita, cui si rivolge devozione di popolo, e quartieri di case "popolari". Da ultimo un nuovo centro di vita ha accolto una nuova e bella chiesa, dedicata al S. Cuore di Gesù. La fratellanza con Voldomino Superiore non esclude motivi di rivalità: quei di Sopra ora sono imputare a una cava di sabbia di erodere le fondamenta dell'Asilo, caro a entrambe le comunità. Ed era invece Voldomino di Sotto a dar le sue viscere per fornire la materia con cui si costruiva Luino. Competono al rione i ponti sulla Tresa. Quello più a valle, greve e massiccio, sostitui precedenti ponti in legno. Fra i patrioti luinesi dell'agosto 1848 nacque una polemica, poiché a Germignaga si era tempestivamente presidiato il ponte e nessuno aveva invece messo guardie a Voldomino; donde se la filò indisturbato il presidio austriaco. Poiché di tanto in tanto la Tresa spazzava via i piloni su cui appoggiavano le travature, a fine '800 venne in mente ai Luinesi d'Oltretresa di costruire una passerella pedonale; la progettò il peraltro meritorio geometra Sbarra, sospesa a due cavi come una miniatura del ponte di Brooklyn. Fu un fallimento, come altre invenzioni dei Luinesi, che pretendevano anche di imporre un pedaggio agli allora autonomi Voldominesi. La sentenza fu pronunciata dai monelli che per gioco cadenzavano il passo sull'esile struttura, facendola paurosamente oscillare. Più elegante il ponte verso monte, costruito in unica arcata in cemento armato per servire alla ferrovia elettrica Luino-Varese. Ampliato per la sede stradale, costituisce oggi la più diretta via d'accesso ai due VoIdomino. Con l'acqua quindi Voldomino Inferiore ha sempre avuto a che fare, anche con quella delle alluvioni, e col palio remiero si trova a suo agio; con un pizzico di monelleria, nella memoria dei ragazzini che ancora un secolo fa nella Tresa nuotavano e giocavano ignudi, suscitando la generale riprovazione dei benpensanti.


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VOLDOMINO SUPERIORE

voldomino superiore In barba a quel che pensano i Luinesi del "centro" i più importanti nuclei medievali della zona furono Voldomino (e, occorre ammetterlo, Germignaga). Luino era soltanto un villaggetto di pescatori, quando sullo sperone a specchio del "laghetto" sorgevano torri e fors'anche una cinta muraria, con le sue porte, a denotare una presenza signorile che trova ulteriore indizio nell'attestazione medievale di una famiglia Catanei di Voldomino, esito di quelle compagini nobiliari, i "capitanei" che assumevano il "dominato" su pievi o villaggi. E anche Voldomino, non meno di Luino, era già abitato ai tempi dei Romani, come hanno dimostrato i ritrovamenti di tombe.Certo gli altri scherzano sullo scomparso Laghetto, che doveva essere una pozzanghera; ma prima che si interrasse, i "nobili" di Luino se lo tenevano ben caro perché ne traevano lucro affidando le peschiere che vi erano installate. Del resto ad esso torna ancor utile dato che vi si costruisce persino la pretura; si tace qui lo sfregio dell'impianto di depurazione che tratterà tuffi i rifiuti di Luino; quando il lago sarà tornato limpido nessuno riconoscerà il merito del sacrificio a Voldomino. Voldomino è stato comune a sé sino al 1928 quando fu arbitrariamente accorpato con il vicino "comune della ferrovia», anche se ne ebbe una propria, quella che collegava Luino a Varese. Transitarono una mattina, sulle bianche vetturette, Vittorio Sereni e Vasco Pratolini; leggendo il nome della stazione allo scrittore toscano venne spontaneo il raffronto, «Voldomino, "volto di Dio"»: non era vero naturalmente, ma bello pensare che sia vero e lasciare le etimologie correnti che parlano di "guado" o "bosco" d'un laico signore...Al Servizio divino sono comunque dedicate due chiese, nel cuore dell'abitato. La parrocchiale è dedicata a S. Maria Assunta e subì nei secoli molte trasformazioni; più non si riconosce la chiesa alto-medioevale il cui orientamento da ovest ad est fu mutato in quello da nord a sud; l'altare fu consacrato da san Carlo che anche vi pronunciò un'omelia, poi data alle stampe; il campanile è stato ricavato da una delle antiche torri. La chiesa di S. Biagio si adorna con affreschi del primo Cinquecento, opera d'un pittore locale, Guglielmo da Montegrino, a cui si attribuiscono opere sparse in pieve di Valtravaglia. Non va dimenticata una terza chiesetta, dal rustico e grazioso campaniletto romanico, S. Quirico di Biviglione, un minuscolo abitato sperduto nella gran quiete dei boschi verso Cremenaga. Anch'esso prende nome dall'onnipresente betulla. Negli anni tristi 1944-45 Voldomino fu nel Luinese il cuore della ribellione contro ideologie aberanti. Un parroco coraggioso, don Piero Folli, si prodigò per aiutare la fuga in Svizzera di ebrei e perseguitati d'ogni provenienza pagando con il carcere il suo ardimento; non esitò per la bisogna ad affidarsi ai contrabbandieri del posto. Alla Cera una banda partigiana che vi era nascosta fu sorpresa dai fascisti e molti giovani sacrificarono la loro vita per la libertà di tutti. Una cappella ricorda agli immemori quei "ribelli per amore".


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Si ringrazia l'ing. Pierangelo Frigerio, autore delle note storiche